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Dialogo, lunedģ 15 febbraio 2010

Quando la poesia improvvisara risponde alle domande sul senso della vita

 

Bachisio Bandinu dialoga con noi

 

Davanti al miracolo della poesia improvvisata ci si chiede da dove vengano le parole e come si possa costruire un’ottava in 35-40 secondi, argomentando il tema toccato in sorte, formando versi in rima non scontata e nel contempo rispondendo a tono all’avversario e formulando metafore originali. Di questo mistero dell’invenzione poetica Remundu Piras è uno dei campioni più rappresentativi e forse il più amato cantadore della tradizione sarda, per il suo stile, su traggiu, e per la sua versatilità. Eppure il vocabolario di un poeta non è poi tanto più ricco di quello di una persona avveduta, ciò che conta è la qualità della parola, la sua intensità emotiva e significativa, come la parola si combina con le altre e si articola nella composizione della strofa. Due metafore cercano di spiegare la creazione della poesia estemporanea: la prima crede in sos versos leados a bolu, i versi passano leggeri nell’aria, il poeta li coglie facendoli suoi per un’affinità e corrispondenza profonda. La seconda metafora afferma che la poesia essit dae sas intragnas, dall’interiore, viscere, anima, cuore e mente. Un poeta dice di aver avuto questo dono da Dio: “Dae Deus connota l’apo infusa / pr’opera de s’Eternu la tenìa.”

Questo dono, in sommo grado, possedeva Remundu Piras e non solo nelle gare poetiche ma anche nella vasta produzione di modas, satiras e trinas con varietà di accenti e di metri, consapevole della dignità del verso improvvisato, frutto di ispirazione (sa muta bona) e di esercizio linguistico. Per il poeta di ‘Iddanoa la poesia è anche interrogazione: nel sonetto Misteriu s’interroga sul senso della vita: “Ischire dia cherrer a inoghe/da inue so ‘ennidu e ue ando, perché sente una voce che gli dice: “Deo ti nd’apo atidu e ti che mando.

C’è un profondo sentimento religioso nelle Modas, cantate in onore della Madonna e dei santi, dove i cenni storici e l’agiografia si compenetrano col sentimento dell’invocazione per farsi preghiera.

Remundu Piras credeva nel valore della poesia come messaggio di umanità con un suo forte accento etico, come insegnamento di fratellanza e solidarietà. La sua poesia canta il dolore e la speranza, il lavoro e la festa, i desideri, i timori e la gioia della gente. Fra tutte basti ricordare la moda cantata in Biddanoa in onore de Santu Nenaldu per invocare con accorata devozione il ritorno de sos dispersos de custa dimora, i reduci che ancora mancano all’affetto delle famiglie e della comunità. Un poeta amato della gente, da quel pubblico capace di ascoltare e di valutare con competenza e rigore le sue ottave non solo per l’arte della parola ma anche per i linguaggi del corpo, l’espressione del viso, la postura, il gesto, la relazione comunicativa con gli spettatori.

Egli avvertiva il rapporto inscindibile tra poesia e voce, come tono e timbro vocale ma soprattutto come spirito dello stesso messaggio poetico. E quando la voce gli venne meno invocò Gesu Cristo che gliela restituisse oppure gli togliesse anche il dono della poesia: Po mi leare su donu ‘e sa ‘oghe / a ite m’at lassadu su talentu? / Li dia narrar ùmile e devotu: / o mi la torret o mi che let totu.

Il poeta sa che “S’improvvisare non faghet istoria, / faghet dilliriare unu mamentu... / chi in parte nde tramandat a memoria / ma su mezus che ‘olat cun su ‘entu. E invece la memoria della gente e l’oralità del popolo sardo, con la sua innata capacità metrica e poetica ancora cantano e perpetuano la sua poesia.

E bene ha fatto Paolo Pillonca a raccogliere gran parte della produzione poetica di Remundu Piras nell’Opera Omnia (Domus de Janas) con incluso un DVD per la grazia dell’ascolto.


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Cos'è Làcanas
Fondata e diretta da Paolo Pillonca, Làcanas, rivista bilingue delle identità, è nata all'inizio del 2003 e ha una cadenza bimestrale. Il suo obiettivo principale è quello di raccontare la Sardegna dall'interno attraverso la cronaca, le tradizioni, i tesori della cultura popolare, l'ambiente, le feste laiche e religiose, il teatro e la poesia. Làcanas, che in sardo significa confini, è aperta ai contributi di tutti.


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